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SWEET DREAMS

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Sweet Dreams è uno spettacolo estremamente comico, grottesco, che parla di piacere e di dipendenza, usando come metafora lo zucchero. Percorso tragicomico attraverso la comicità del clown, la follia del buffone e l’ironica seduzione del burlesque e della pole dance.

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Product Description

Sweet Dreams è uno spettacolo estremamente comico, grottesco, che parla di piacere e di dipendenza, usando come metafora lo zucchero.
Luigi Ciotta veste infatti i panni di un venditore ambulante di zucchero filato e attira a sé gli spettatori come un saltimbanco. E’ un vero invito all’edonismo: l’uomo dello zucchero filato è un personaggio innocente, il suo è un allegro invito a lasciarsi andare senza curarsi delle conseguenze. Il suo carretto sembra uscito dalle fiabe, una dolce musica si diffonde nell’aria al suo passaggio. Egli è leggiadro, tanto quanto lo zucchero filato che manipola con maestria, balla, canta.
Il linguaggio usato dal venditore diventa pian piano più artificiale e sdolcinato finché egli perderà gradualmente la maschera, e l’immagine rassicurante e fiabesca lascerà spazio ad un personaggio Tim burtoniano, una sorta di Beetlejuice in gonnella, che chiameremo “Fatina dello Zucchero”.
Gli spettatori si troveranno di fronte una specie di Lolita pelosa e sovrappeso, che nel tentativo di sedurre un volontario, si lancerà in un comicissimo acrobatico e spericolato numero di Pole Dance (palo di 3 m camuffato da enorme Lecca Lecca).
Lo spettacolo è pensato come un percorso tragicomico che attraverso la comicità del clown, la follia del buffone e l’ironica seduzione del burlesque e della pole dance rivela in modo divertente e dissacrante il volto amaro della dipendenza.
Coloro che incontreranno l’orrenda Fatina, ci penseranno due volte prima di abbandonarsi in modo sconsiderato ai peccati di gola!
L’esperienza di questi anni mi ha confermato come il buffone sia un ottimo mezzo per trasmettere messaggi sociali e stimolare un dialogo tra l’attore ed il pubblico, mettendo da parte qualunque aspetto moralizzante, ma facendo leva su una comicità dissacrante.
Il buffone è un personaggio eccessivo, un essere deforme, un fenomeno da baraccone che deve essere offerto in divertimento al pubblico ludibrio. Considerato pazzo e inferiore al resto del mondo, il buffone può dire e fare ciò che non è permesso agli altri. Agisce senza ragione e senza morale, occupando così un ruolo sociale fondamentale.
Nello spettacolo Sweet Dreams il buffone dà il meglio e il peggio di sé.
Lo spettacolo non è inteso come un inno all’ascetismo, ma vuole servire da spunto di riflessione sui meccanismi che spesso ci incastrano in una spirale di dipendenze dannose e di autolesionismo. Perché è stato scelto lo zucchero filato come espediente narrativo? Dapprincipio la scelta è stata ispirata dalle mie ricerche in campo nutrizionale, e dallo studio dei meccanismi di produzione, raffinazione e marketing del prodotto. Ho approfondito poi le dinamiche sulle quali si basa il successo delle politiche di vendita dello zucchero e dei suoi derivati, il suo utilizzo inappropriato all’interno di ogni sorta di alimenti confezionati, il suo abuso a partire dall’infanzia, le sue conseguenze sulla salute.
Ho anche studiato l’effetto che il consumo di dolci ha sul nostro cervello e la dipendenza che crea in coloro che ne consumano quotidianamente dosi eccessive. A quel punto l’idea si era già trasformata, mi è sembrato infatti di poter utilizzare lo zucchero come simbolo e metafora di qualcosa di più ampio e profondo. Da una parte, infatti, la sua apparenza accattivante e innocua, porta il nostro cervello a rinunciare a qualunque tipo di difesa nei suoi confronti e dall’altro canto, il desiderio continuo che suscita ci fa intuire che qualcosa di profondamente atavico viene stimolato in noi da questo piacere glicemico. Il consumo eccessivo e quotidiano infatti crea una vera e propria dipendenza.
A questo punto il mio interesse si è concentrato proprio sul meccanismo desiderio- soddisfazione del desiderio-desiderio, un meccanismo che non arriva mai ad una condizione di quiete e di appagamento.
Perché la Fatina? Il personaggio della Fatina è nato pensando ad un individuo che potesse impersonare l’ambivalenza dello zucchero, la sua innocenza, il suo legame con l’infanzia, con la felicità da un lato e dall’altro, invece, le sue potenzialità perverse e lascive, il suo volto oscuro, che ci porta a lasciarci andare e a eccedere in modo autolesionista. Rappresenta in qualche modo quella vocina interiore che ci fornisce gli alibi quando vogliamo fare qualcosa che non dovremmo fare.
Da qui la scelta registica di creare un personaggio ambivalente, in cui i contrasti portano ad una vera e propria maschera comica, facendone un ibrido di maschio e femmina, di candore e lussuria, dolcezza e orrore. La stessa struttura dello spettacolo è studiata come un processo di svelamento, di trasformazione del personaggio, una specie di romanzo di formazione in cui l’eroe mostra il suo vero volto, e questo volto è davvero poco rassicurante.

Premio OneManShow 2014 “Cantieri di Strada” FNAS
(Federazione Nazionale Artisti di Strada)

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La Compagnia fonda la propria ricerca teatrale nelle radici del teatro popolare comico, abbinandola ad un forte impegno civico e sociale. L'obiettivo principale è quello di porre l'attenzione su temi di interesse pubblico che, dopo essere stati minuziosamente studiati, vengono «resi» al pubblico attraverso spettacoli modernamente popolari, satirici e comici, dove l'attenzione rivolta all'autenticità dei personaggi e ad un forte impatto estetico ne favorisce l'immedesimazione e aiuta la riflessione.

Luigi Ciotta è un attore teatrale professionale, clown, buffone, artista di strada, presentatore di varietà e pittore. Nasce a Palermo nel 1979; nel 2000 si trasferisce a Bologna per studiare Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo (DAMS). Si laurea con il massimo dei voti nel 2004 con una tesi in Storia dell'Arte Medievale. Durante
gli anni dell'università si appassiona al teatro: questa sua passione lo condurrà ad intraprendere un percorso teatrale professionale a Torino dove studierà per 3 anni presso la Performing Art University diretta da P. Radice. Ha inoltre seguito numerosi stage con Jean Meningue e Andrè Casaca.
Dal 2005 si è esibito in Italia, Francia, Slovacchia, Svizzera, Belgio, Olanda, Spagna, Portogallo come attore comico e artista di strada e recitando in italiano, francese, inglese e spagnolo.
Nel 2009 ha vinto il concorso Cantieri di Strada "Uanmensciò" ed il Mercurdo Festival dell'Assurdo con lo spettacolo Funky Pudding. Nel 2014 ha vinto il concorso Cantieri di Strada "Uanmensciò" con lo spettacolo Sweet Dreams.