LE GUERRE DI ANGELA

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Spettacolo presente al Torino Fringe Festival 2016

Le guerre di  Angela nasce in occasione del primo centenario dalla Grande Guerra. È un intrecciarsi di quattro voci femminili, di diversa estrazione sociale, vissute tutte nel periodo del primo conflitto mondiale. Una maestra di Udine, una contadina delle campagne prossime ai territori del confine, una prostituta e una donna appartenente al ceto della borghesia, moglie di un ufficiale. Le donne rispondono tutte al nome di Angela e riportano le testimonianze di una popolazione affamata, mutilata e decimata, ignara persino del perché si stesse andando a combattere.

A questo progetto di Giuseppina Facco ha collaborato lo storico e ricercatore fiorentino Andrea Bavecchi e di Franco Mazzetta, medico savonese che ha permesso di integrare nel testo le lettere che sua nonna riceveva dal marito, ufficiale al fronte.

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Spettacolo presente al Torino Fringe Festival 2016

Le guerre di  Angela nasce in occasione del primo centenario dalla Grande Guerra.

È un intrecciarsi di quattro voci femminili, di diversa estrazione sociale, vissute tutte nel periodo del primo conflitto mondiale. Una maestra di Udine, una contadina delle campagne prossime ai territori del confine, una prostituta e una donna appartenente al ceto della borghesia, moglie di un ufficiale. Le donne rispondono tutte al nome di Angela. Questo “quartetto di voci” racconterà, attraverso le diverse esperienze e situazioni, un’unica storia, quella della guerra più atroce e subdola del XIX secolo. Quattro storie intrecciate, che riportano le testimonianze di una popolazione affamata, mutilata e decimata, ignara persino del perché si stesse andando a combattere. Gente che, ancora peggio, fu convinta da azioni propagandistiche che si sarebbe andati a combattere una guerra giusta, che si sarebbe conclusa con una semplice “scazzottata” e che avrebbe visto un’Italia vincitrice, insieme con le altre Potenze alleate. A chi si arruolava venivano promesse terre, denari, riconoscimenti e trionfi. Così, lasciando a casa famiglie, madri, mogli e figli, centinaia di migliaia di uomini partirono per non fare mai ritorno.

Le Guerre di Angela fa parlare chi questo scempio lo ha vissuto, per dare corpo ad un unico pensiero, per dare voce a chi non ha potuto parlare né decidere: coloro ai quali è stato tolto tutto per una guerra ingiusta. Quello che ha colpito gli autori è stato soprattutto scoprire – attraverso le letture di documenti ritrovati – quanto in quel tempo fosse importante, per chi sapeva scrivere, lasciare testimonianza attraverso i propri diari: forse un modo per non sentirsi perduti, per non sentirsi soli.

Le Guerre di Angela è un tentativo di rispondere a questo loro grido – giunto fino all’epoca contemporanea – e dare voce alla loro volontà di portare fino all’attualità le loro storie per non farsi dimenticare.

Dalla Patria non arriva niente di niente. Ma è vero, come io penso, che siamo stati dimenticati al nostro destino e compito di sofferenti prigionieri. Io, da parte mia, spendo le mie corone, che avevo nascosto al momento della cattura, per un calamaio, un pennino attaccato ad uno stecco di legno, un po’ di inchiostro e una matita che devo strusciare su una pietra per appuntirla, visto che non è permesso tenere coltelli o rasoi. La carta, altro patrimonio raro, la prendo qua e la’ a seconda di quello che trovo. Il responsabile austriaco della baracca, che fa anche da contrabbandiere, non credeva ai suoi occhi quando gli ho allungato 15 corone per un poco di questa cancelleria, abituato com’ è di ricevere corone in cambio di indumenti, cibo e medicine. Penso di non avere speso male i miei soldi perché voglio ordinare il mio diario giornaliero, che ho tenuto in questi undici mesi di guerra trascorsa,

PER LASCIARE QUALCOSA DI MIO, NON SOLO A ME STESSO, MA AD ALTRI CHE POSSANO IMPARARE, CAPIRE E RIVIVERE IN UNA MANIERA COMPRENSIBILE E LEGGIBILE, QUELLO CHE HO VISSUTO DA SOLO O CON ALTRI…”.    Da Il dovere o la ragione, Alpi Giulie, Ottobre 1917 – Diario di un cecchino italiano a Sella Nevea, a cura di Andrea Bavecchi e Davide Tonazzi.

A questo progetto di Giuseppina Facco ha collaborato lo storico e ricercatore fiorentino Andrea Bavecchi, che ha fornito importantissime documentazioni diaristiche e che, con la sua grande conoscenza storica del periodo, ha dato un prezioso contributo di idee e testimonianze. Ha inoltre fornito un importante supporto il Dottor Franco Mazzetta, medico savonese che ha permesso di integrare nel testo le lettere che sua nonna riceveva dal marito, ufficiale al fronte. Ha reso così possibile dare vita al personaggio di una delle quattro Angela.

TEATRIONLINE
IL LEVANTE
LASTAMPA
TEATRO

SCHEDA TECNICA

Giuseppina Facco
Si forma all’ ACCADEMIA D’ARTE DRAMMATICA PAOLO GRASSI di Milano e studia con insegnanti come KUNIAKI IDA (metodo LECOQ), MARIA CONSAGRA, TATIANA OLEAR (metodo STANISLAVSKIJ), GABRIELE VACIS, DOMINIQUE PITOISET, PAOLA BIGATTO, MAURIZIO SCHMIDT e ARIELLA VIDACH.
Successivamente prosegue i suoi studi affiancandosi ad artisti tra i quali DANIO MANFREDINI, JURIJ FERRINI, ROGER ROLIN e MAGDALENA PIETRUSKA, MASSIMO DI MICHELE, MAMADOU DIOUME, SERENA SINIGAGLIA, ARIANNA SCOMMEGNA e SANDRA ZOCCOLAN, ANDREA BATTISTINI, con laboratori e seminari.
Tra gli ultimi lavori in teatro:
Le Guerre di Angela, di e con GIUSEPPINA FACCO , regia ANNAPAOLA BARDELONI (2015) (presente al Torino Fringe Festival 2016)
Lisistrata, colei che scioglie gli eserciti. Adattamento e regia di ANDREA BATTISTINI. Produzione: CTB Teatro Stabile di Brescia (2014).
La Tempesta di W. Shakespeare. Regia Di MAMADOU DIOUME (2014).
La cena dei cretini di F. Veber. Regia di MASSIMO CHIESA (2013)

Dal 2014 è anche Insegnante di recitazione presso la scuola NDS (Nati da un Sogno ) .

Annapaola Bardeloni
Nel 2011 è stata protagonista al Festival delle Colline Torinesi, per la regia di Giovanni Boni e Renzo Sicco, della produzione di Assemblea Teatro “Viva la vida!”, tratta dall’omonimo monologo di Pino Cacucci. Attualmente divide la sua attività tra America Latina, Italia e Spagna. Diplomata alla Scuola di Recitazione del Teatro Stabile di Genova, ha poi studiato con Ko Murobushi, Eugenio Barba, Jurij Alschitz, R. Hibraim.
In teatro ha lavorato come attrice, fra gli altri, con Paola Bigatto, Renzo Sicco, Wung Ho, AlwuiGuna, Giorgio Gallione, Marco Sciaccaluga, Luca Barbareschi, Paolo Magelli, Teatro Metastasio .
Dal 2001 al 2007 è stata membro del corpo insegnante presso “Academy Modern Dance and Theatre Animateur Scheme” del Yuen Long Theatre di Hong Kong, Sutrama Dance School di Kuala Lumpur, Pujadravi’s School di Bangkok. Ha condotto a Montevideo seminari sulle maschere zoomorfe e antropomorfe.
Ha diretto a Buenos Aires i gruppi di studio annuali del Teatro Real sulle maschere Swaihwè e Kwakiutl. Ha collaborato con Metodo De Las Acciones Fisicas di Barcellona, la Ecole Lassaud di Carcassonne e il Projecto Euskadi del Teatro Taima di Madrid.

Andrea Bavecchi
è uno storico ed esperto di tecniche belliche.
Consulente per History Channel, il Museo forte Badin e il Museo della guerra di Zagabria, è autore dei testi I prigionieri dell’Asinara, La battaglia del Cer, Il dovere o la ragione, Le porte di Ester, È stato un autunno freddo ed E con la sua barba faremo spazzole pei capelli.
Consulente storico cinematografico per “Una lunga domenica di passioni"."Miracolo a Sant'Anna"."L'affondamento del laconia"."Al di la della Alpi Giulie"."Alpino Riccardo Giusto"."Serajevo"."Portatrice”.

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